Il Kulturni dom, un teatro nel caldo abbraccio del modernismo

Foto Luca Quaia

L’edificio del Kulturni dom in via Petronio è uno degli esempi più pregevoli di architettura del dopoguerra a Trieste

Foto Luca Quaia

Kulturni dom di Trieste

Costruito nel 1964, quasi vent’anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, rappresenta la risposta della comunità slovena all’incendio doloso del Narodni dom di Trieste nel 1920. La sua posizione insolita è il risultato delle condizioni politiche del dopoguerra a Trieste, quando il mercato immobiliare era caratterizzato da cambiamenti che rendevano difficile per gli sloveni ottenere un terreno adeguato in una città già densamente edificata.

Il progetto

Il progetto fu affidato a Edvard Mihevc (1911-1985), uno dei principali architetti sloveni, nato a Trieste e considerato uno degli allievi più riconosciuti e di maggior successo della scuola di Plečnik. Il Kulturni dom rappresenta ancora oggi una particolarità tra gli edifici teatrali nello spazio culturale sloveno e per esso Mihevc ricevette il Premio Prešeren nel 1969.

Bogo Zupančič descrive così il suo lavoro:

“A causa delle piccole dimensioni del terreno edificabile, Mihevc organizzò il teatro in verticale, creando un ambiente gradevole grazie alle linee morbide del balcone e del soffitto nella sala e nell’atrio. La connessione tra pareti, pavimenti e soffitti dà l’impressione che tutto fluttui, conferendo una sensazione di spaziosità e rappresentatività. L’interno è arricchito da opere d’arte di August Černigoj, Robert Hlavaty, Avrelij Lukežič, Jože Cesar e Klavdij Palčič, oltre a materiali dai colori vivaci, grandi lampadari in vetro di Murano, ecc. Una passeggiata attraverso il teatro sembra un hommage ai numerosi donatori e artisti, dove ognuno ha dato il proprio contribuito. La rigorosa facciata modernista appare come una tenda parzialmente scostata, con due colonne che segnano l’ingresso e si elevano attraverso i piani.”

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