Le tracce di una popolazione di lingua slovena sono presenti in città già nel Medioevo

Mescolanza dei popoli e lingue
All’epoca, le principali attività economiche erano la produzione di sale e il commercio del vino. I contatti con l’entroterra erano vivaci, anche tra i nobili. Primož Trubar soggiornò a lungo in città, ospite del vescovo Bonomo. La mescolanza di popoli e lingue è testimoniata, ad esempio, dalle lettere di Isabella Marenzi, che alla fine del XVII secolo si sposò a Trieste e corrispondeva in sloveno con sua madre, la baronessa Coraduzzi, che viveva a Lož.
XVIII secolo
Nel XVIII secolo, a Trieste, nel palazzo dietro l’attuale municipio, nacque l’illuminista sloveno Žiga Zois, la cui famiglia viveva tra l’Italia e la Carniola. Trieste era allora una città portuale estremamente vivace, dove chiunque poteva trovare opportunità d’affari. Tra gli imprenditori sloveni di maggior successo si annovera Janez Kalister, che acquisì grande reputazione a Trieste.

XIX secolo
Nel XIX secolo, il movimento di risveglio nazionale attraversò tutta l’Europa, coinvolgendo sia gli sloveni che gli italiani di Trieste. Nella seconda metà del XIX secolo, gli sloveni fondarono il proprio giornale, associazioni e sale di lettura. Si unirono alle altre comunità slave di Trieste e insieme costruirono il Narodni Dom, il moderno edificio polifunzionale inaugurato nel 1904. Poco prima della Prima guerra mondiale, a Trieste vivevano 60.000 sloveni, che costituivano il 30% della popolazione totale.
I paesi circostanti mantennero il loro carattere sloveno fino al XX secolo. Oggi sarebbe difficile riconoscerli, poiché San Giovanni, San Giacomo, Maddalena, Roiano e Servola si sono gradualmente trasformati in fitti sobborghi residenziali.

