Gli anni ‘20 del XX secolo, con tutte le pressioni su chi era considerato un dissidente e su chi parlava altre lingue, furono solo un preludio alla discesa dell’Europa nella Seconda guerra mondiale

La violenza bellica si estese anche l’area al confine tra Italia e Jugoslavia a tutti i livelli della società civile, senza risparmiare nemmeno i bambini. Trieste aveva, tra l’altro, un crematorio nella Risiera di San Sabba, che i tedeschi fecero esplodere poco prima della fine della guerra nel tentativo di cancellare le tracce dello sterminio di vite umane.
1° maggio 1945
Pertanto, la data in cui le forze alleate, guidate dai partigiani, entrarono a Trieste, rappresenta per gli sloveni in Italia un giorno di immensa gioia, poiché significò la liberazione da venticinque anni di oppressione e violenza. Il fatto che questo evento sia avvenuto proprio il 1° maggio, festa del lavoro, una celebrazione vietata durante il fascismo, ha ulteriormente contribuito all’atmosfera festiva che contraddistingue quel giorno.
L’esercito jugoslavo entra a Trieste
Per una parte della popolazione di Trieste, che aveva collaborato con le autorità tedesche, l’ingresso delle forze alleate rappresentò un brusco cambiamento, tanto più che prima dei neozelandesi entrò in città l’esercito jugoslavo, il nemico più disprezzato. Quest’ultimo assunse il controllo per quaranta giorni e, alla luce dei numerosi crimini commessi dalle precedenti autorità contro la popolazione civile, iniziò a cercare e arrestare i responsabili per processarli. Molti furono portati nell’entroterra sloveno, dove furono condannati o imprigionati dopo processi sommari, principalmente nel campo di Borovnica vicino a Lubiana. La maggior parte dei prigionieri fu successivamente rilasciata. L’esercito jugoslavo si ritirò da Trieste il 12 giugno 1945.

Duplice memoria
Nonostante la vittoria delle forze alleate abbia posto fine alle sofferenze della Seconda guerra mondiale, il 1° maggio 1945, similmente a quanto accade per Basovizza, rimane a Trieste una data di doppia memoria.
