“Oh, kuo san rad: donas je sabota, gremo v Čedad / Oh come son felice, oggi è sabato, si va a Cividale”, è un verso di una ironica canzone in dialetto della Benecia, che è anche la frase iniziale del testo del dépliant “Cividale po slovensko Čedad”, dedicato al ruolo di Cividale nell’economia delle Valli del Natisone
I sabati tra i mercati di Cividale
Ogni sabato, fino agli anni ‘60 del XX secolo, gli abitanti delle valli del Natisone si recavano ai mercati di Cividale per vendere i loro prodotti stagionali e acquistare articoli utili per la casa o la famiglia nei negozi della città. Nelle loro valli, i Beneciani coltivavano ortaggi, cereali e frutta, ma soprattutto grandi quantità di diverse varietà di castagne, che scambiavano principalmente con il mais.
Le piazze e le strade di Cividale
Un opuscolo elenca una serie di nomi sloveni per tutte le piazze e le strade dove i Beneciani facevano affari: Babji o Žitni plac (“Piazza delle femmine o del grano”, ovvero piazza Paolo Diacono), V Brangarcah (“Via dei negozi”, ovvero il Corso), Velika Cierkev (“Chiesa grande”, ovvero il Duomo), Veliki muost (“Ponte grande” ovvero il Ponte del Diavolo), Targ od grablji (“Piazza dei rastrelli”, davanti a San Martino), Prasečji plac (“Piazza dei maiali”, Piazza Resistenza), Kokošji plac (“la piazza delle galline”, Piazza Diaz), Plac od gvanta (“Piazza dei vestiti”, Piazza Foro Giulio Cesare) e altri.
