Il trattato di pace firmato a Parigi nel 1947 stabilì una nuova suddivisione del Collio goriziano: la parte centrale venne attribuita alla Jugoslavia, mentre l’area periferica nei pressi di Gorizia rimase sotto la giurisdizione italiana
Quando il confine divise il Collio
Questa linea di confine, all’epoca ancora temporanea, tagliò in due un’area geografica ed etnicamente omogenea senza tener conto delle esigenze quotidiane della popolazione, letteralmente attraversando proprietà agricole e abitazioni. In questo modo, sul lato jugoslavo del Collio furono chiusi quasi tutti gli accessi naturali alla pianura goriziana. Se prima gli abitanti del Collio potevano raggiungere rapidamente il loro centro amministrativo passando per Oslavia e Lucinico, dopo il tracciamento del confine rimase loro solo una lunga strada che passava per Plave e poi arrivava a Nova Gorica, dove molti andavano a scuola e al lavoro.
La via oltre il confine
Solo nel 1975 i due Paesi sottoscrissero il trattato di Osimo, un accordo di cooperazione economica, e la strada fu riaperta appena nel 1985, quattro decenni dopo la definizione del confine. La strada del Collio attraversa il grande ponte ad arco di Solkan/Salcano sul fiume Isonzo, poi con due tornanti si eleva fino al confine di stato sul versante del Sabotino e continua per 1600 metri in un corridoio chiuso attraverso il territorio italiano.
