Con l’arrivo dell’Italia nel 1919, iniziarono a insediarsi nella valle italiani e friulani

La posizione degli sloveni diventava sempre più marginalizzata, e la lingua slovena trovava spazio solo in chiesa e nelle case.
Nel 1939, l’Italia fascista e la Germania nazista stipularono un accordo per la dislocazione della popolazione slovena e tedesca dall’Italia.
La maggior parte degli abitanti di lingua tedesca della Val Canale optò per il trasferimento nel Terzo Reich, recandosi nelle città austriache, dove li attendevano impieghi amministrativi e altri lavori.
Ai contadini sloveni furono offerte fattorie abbandonate in Carinzia, ma pochi risposero all’appello.
A causa dello stato di guerra, i trasferimenti si fermarono nel 1942, tuttavia l’Italia assegnò le case dei 5.000 dislocati ai nuovi immigrati dall’Italia, soprattutto dal Friuli e dalle valli circostanti. Nella Val Canale rimasero 2.500 abitanti autoctoni.
La comunitù di Val Canale oggi
La comunità slovena e quella tedesca sono oggi in netta minoranza rispetto alla popolazione italiana e friulana.
La conoscenza della lingua slovena è sempre più limitata e gli sforzi per introdurre l’insegnamento dello sloveno nelle scuole non hanno avuto particolare successo finora.

